Riponi la tua fiducia nel Signore, ed egli avrà cura di te.

San Francesco



PARLAMI, FRANCESCO

In occasione della festa di San Francesco abbiamo vissuto con il gruppo Diapason una serata di riflessioni e canti per cercare di raggiungere e comprendere la Perfetta Letizia insegnata proprio da Francesco.
Francesco, con il suo esempio, ci ha mostrato come, attraverso l'insegnamento contenuto nel Vangelo, sia possibile vivere con gioia qui ed ora, nella vita di tutti i giorni, nonostante tutto.
E' significativo infatti che Francesco, giovane benestante abituato ai divertimenti, al benessere ed alla fama, abbia raggiunto la perfetta letizia solo dopo aver rinunciato a tutto questo.
Siamo soliti conoscere Francesco con il cantico delle creature e collegandolo quindi all'amore per gli animali e la natura.

Con Il cantico delle creature (che potete rileggere >>> cliccando qui) Francesco ci dà un insegnamento più profondo. Ci insegna ad andare a Dio, a riconoscerlo, tramite le sue creature. Insegna, cioè, un amore per la realtà, per il mondo, come portatore di tracce divine. Così come osservando un'opera d'arte riusciamo a comprendere qualcosa dell'anima e del genio dell'autore, allo stesso modo Fratello Sole, Sorella Luna, l'acqua, il fuoco, sono opere di Dio, dati in dono per le gioia di ciascuno di noi; ci parlano di Dio e a lui ci possono condurre.
Attraverso le creature possiamo riconoscere il Creatore.
Francesco poi ci parla di Madonna Povertà che non significa solo rinuncia alla ricchezza o alla gloria mondana, che sono solo superficiali, ma rinuncia alla parte di noi che non ci permette di vivere nella gioia, come l'orgoglio. La povertà di Francesco può essere ricondotta al suo esempio di perfetta letizia.

" Francesco, te lo chiedo nel nome di Dio, dimmi dove si può trovare la perfetta letizia!"

Francesco ce la spiega con un esempio così come riportato nei Fioretti (leggi qui *).
Chi è povero di sé, povero di orgoglio, cioè chi NON nega la propria "autostima" ai fatti, alle circostanze, al successo, alla fama, al riconoscimento degli altri, è certamente lieto. Nessuno può portargli via nulla perché nessuno giudizio, atto, sguardo umano è in grado di gestire le sue emozioni, perché è certo dello sguardo divino buono che lo accompagna.
Che cosa importa quindi a Francesco se i frati, che lui ha fondato, non aprono la porta? Se non lo riconoscono? Se gli amici lo giudicano o lo diffamano? Lieto non è colui che vive nell'assenza del problema o della fatica quotidiana, ma colui che la sa affrontare con serenità e fiducia nell'amicizia di Dio.
Non possiamo e non dobbiamo chiuderci dentro i nostri dispiaceri, giustificando i nostri sentimenti negativi (rabbia e delusione) come conseguenza giusta per un torto ingiusto subito.
Dobbiamo scegliere la gioia, sempre, dobbiamo scegliere di vivere in perfetta letizia, perché non siamo soli, Gesù è con noi.
Francesco ce ne parla anche nell'episodio riportato nei fioretti, nel suo incontro con il lupo (leggi qui **) ed ancor di più nell'abbraccio con il lebbroso (leggi qui ***).
Nel nostro cuore, spesso ferito, sentiamo la presenza di un "lupo". Un lupo interiore, feroce, stanco e vorace.
Francesco, ovvero l'uomo mite, umile, ci parla attraverso il suo esempio (non credete forse che anche lui sentisse il lupo vorace durante le baldorie da ragazzo?..) e ci insegna la via per riconciliarci con la nostra storia ed a rivivere le nostre emozioni più primitive di cuccioli, ascoltati ed amati.
L'amore è collegato alla gioia.
Per sentire intimamente la tenerezza dell'amore dobbiamo ricorrere come Francesco all'abbraccio.
L'abbraccio ci porta in un secondo dalla paura alla gioia.
Francesco, quando abbracciò il lebbroso per la prima volta, ebbe paura. Ma nell'attimo stesso in cui il lebbroso l'abbracciò la paura divenne amore.
Abbracciamo quindi tutto ciò che meno ci piace di noi, accogliamo così le nostre fatiche quotidiane, i problemi, le difficoltà ma anche la bellezza che ci circonda ed è in noi con un abbraccio e sentiamoci abbracciati da Gesù, in tutto ed in ogni momento in cui ci rivolgiamo a Lui.

*Lo stesso [fra Leonardo] riferì che un giorno il beato Francesco, presso Santa Maria [degli Angeli], chiamò frate Leone e gli disse: "Frate Leone, scrivi". Questi rispose: "Eccomi, sono pronto". "Scrivi - disse - quale è la vera letizia".
"Viene un messo e dice che tutti i maestri di Parigi sono entrati nell'Ordine, scrivi: non è vera letizia. Cosi pure che sono entrati nell'Ordine tutti i prelati d'Oltr'Alpe, arcivescovi e vescovi, non solo, ma perfino il Re di Francia e il Re d'lnghilterra; scrivi: non è vera letizia. E se ti giunge ancora notizia che i miei frati sono andati tra gli infedeli e li hanno convertiti tutti alla fede, oppure che io ho ricevuto da Dio tanta grazia da sanar gli infermi e da fare molti miracoli; ebbene io ti dico: in tutte queste cose non è la vera letizia".
"Ma quale è la vera letizia?".
"Ecco, io torno da Perugia e, a notte profonda, giungo qui, ed è un inverno fangoso e così rigido che, alI'estremità della tonaca, si formano dei ghiacciuoli d'acqua congelata, che mi percuotono continuamente le gambe fino a far uscire il sangue da siffatte ferite. E io tutto nel fango, nel freddo e nel ghiaccio, giungo alla porta e, dopo aver a lungo picchiato e chiamato, viene un frate e chiede: "Chi è?". Io rispondo: "Frate Francesco". E quegli dice: "Vattene, non è ora decente questa, di andare in giro, non entrerai". E poiché io insisto ancora, I'altro risponde: "Vattene, tu sei un semplice ed un idiota, qui non ci puoi venire ormai; noi siamo tanti e tali che non abbiamo bisogno di te". E io sempre resto davanti alla porta e dico: "Per amor di Dio, accoglietemi per questa notte". E quegli risponde: "Non lo farò. Vattene al luogo dei Crociferi e chiedi là".
Ebbene, se io avrò avuto pazienza e non mi sarò conturbato, io ti dico che qui è la vera letizia e qui è la vera virtù e la salvezza dell'anima".

**Al tempo che santo Francesco dimorava nella città di Agobbio nel contado di Agobbio appari un lupo grandissimo, terribile e feroce, il quale non solamente divorava gli animali ma eziandio gli uomini, in tanto che tutti i cittadini stavano in gran paura, però che spesse volte s'appressava alla città, e tutti andavano armati quando uscivano della città, come s'eglino andassono a combattere; e con tutto ciò non si poteano difendere da lui, chi in lui si scontrava solo. E per paura di questo lupo e' vennono a tanto, che nessuno era ardito d'uscire fuori della terra.
Per la qual cosa avendo compassione santo Francesco agli uomini della terra, sì volle uscire fuori a questo lupo, bene che li cittadini al tutto non gliel consigliavano; e facendosi il segno della santissima croce, uscì fuori della terra egli co' suoi compagni, tutta la sua confidanza ponendo in Dio.
E dubitando gli altri di andare più oltre, santo Francesco prese il cammino inverso il luogo dove era il lupo. Ed ecco che, vedendo molti cittadini li quali erano venuti a vedere cotesto miracolo, il detto lupo si fa incontro a santo Francesco, con la bocca aperta; ed appressandosi a lui, santo Francesco gli fa il segno della croce, e chiamollo a sé e disse così: "Vieni qui, frate lupo, io ti comando dalla parte di Cristo che tu non facci male né a me né a persona".
Mirabile cosa a dire! Immantanente che santo Francesco ebbe fatta la croce, il lupo terribile chiuse la bocca e ristette di correre: e fatto il comandamento, venne mansuetamente come agnello, e gittossi alli piedi di santo Francesco a giacere. E santo Francesco gli parlò così:
"Frate lupo, tu fai molti danni in queste partì, e hai fatti grandi malifici, guastando e uccidendo le creature di Dio sanza sua licenza; e non solamente hai uccise e divorate le bestie, ma hai avuto ardire d'uccidere uomini fatti alla immagine di Dio; per la qual cosa tu se' degno delle forche come ladro e omicida pessimo, e ogni gente grida e mormora di te, e tutta questa terra t'è nemica.
Ma io voglio, frate lupo, far la pace fra te e costoro, sicché tu non gli offenda più, ed eglino ti perdonino ogni passata offesa, e né li omini né li canti ti perseguitino più".
E dette queste parole, il lupo con atti di corpo e di coda e di orecchi e con inchinare il capo mostrava d'accettare ciò che santo Francesco dicea e di volerlo osservare.
Allora santo Francesco disse: "Frate lupo, poiché ti piace di fare e di tenere questa pace, io ti prometto ch'io ti farò dare le spese continuamente, mentre tu viverai, dagli uomini di questa terra, sicché tu non patirai più fame; imperò che io so bene che per la fame tu hai fatto ogni male.
Ma poich'io t'accatto questa grazia, io voglio, frate lupo, che tu mi imprometta che tu non nocerai a nessuna persona umana né ad animale, promettimi tu questo?". E il lupo, con inchinate di capo, fece evidente segnale che 'l prometteva.
E santo Francesco sì dice: "Frate lupo, io voglio che tu mi facci fede di questa promessa, acciò ch'io me ne possa bene fidare". E distendendo la mano santo Francesco per ricevere la sua fede, il lupo levò su il piè ritto dinanzi, e dimesticamente lo puose sopra la mano di santo Francesco, dandogli quello segnale ch'egli potea di fede.
E allora disse santo Francesco: "Frate lupo, io ti comando nel nome di Gesù Cristo, che tu venga ora meco sanza dubitare di nulla, e andiamo a fermare questa pace al nome di Dio".
E il lupo ubbidiente se ne va con lui a modo d'uno agnello mansueto, di che li cittadini, vedendo questo, fortemente si maravigliavano.
E subitamente questa novità si seppe per tutta la città, di che ogni gente maschi e femmine, grandi e piccoli, giovani e vecchi, traggono alla piazza a vedere il lupo con santo Francesco.
Ed essendo ivi bene raunato tutto 'l popolo, levasi su santo Francesco e predica loro dicendo, tra l'altre cose, come per li peccati Iddio permette cotali cose e pestilenze, e troppo è più pericolosa la fiamma dello inferno la quale ci ha a durare eternalemente alli dannati, che non è la rabbia dello lupo, il quale non può uccidere se non il corpo: "quanto è dunque da temere la bocca dello inferno, quando tanta moltitudine tiene in paura e in tremore la bocca d'un piccolo animale.
Tornate dunque, carissimi, a Dio e fate degna penitenza de' vostri peccati, e Iddio vi libererà del lupo nel presente e nel futuro dal fuoco infernale".
E fatta la predica, disse santo Francesco: "Udite, fratelli miei: frate lupo, che è qui dinanzi da voi, sì m'ha promesso, e fattomene fede, di far pace con voi e di non offendervi mai in cosa nessuna, e voi gli promettete di dargli ogni dì le cose necessarie; ed io v'entro mallevadore per lui che 'l patto della pace egli osserverà fermamente".
Allora tutto il popolo a una voce promise di nutricarlo continuamente. E santo Francesco, dinanzi a tutti, disse al lupo: "E tu, frate lupo, prometti d'osservare a costoro il patto della pace, che tu non offenda né gli uomini, né gli animali né nessuna creatura?".
E il lupo inginocchiasi e inchina il capo e con atti mansueti di corpo e di coda e d'orecchi dimostrava, quanto è possibile, di volere servare loro ogni patto.
Dice santo Francesco: "Frate lupo, io voglio che come tu mi desti fede di questa promessa fuori della porta, così dinanzi a tutto il popolo mi dia fede della tua promessa, che tu non mi ingannerai della mia promessa e malleveria ch'io ho fatta per te". Allora il lupo levando il piè ritto, sì 'l puose in mano di santo Francesco.
Onde tra questo atto e gli altri detti di sopra fu tanta allegrezza e ammirazione in tutto il popolo, sì per la divozione del Santo e sì per la novità del miracolo e sì per la pace del lupo, che tutti incominciarono a gridare al cielo, laudando e benedicendo Iddio, il quale si avea loro mandato santo Francesco, che per li suoi meriti gli avea liberati dalla bocca della crudele bestia. E poi il detto lupo vivette due anni in Agobbio, ed entravasi dimesticamente per le case a uscio a uscio, sanza fare male a persona e sanza esserne fatto a lui; e fu nutricato cortesemente dalla gente, e andandosi così per la terra e per le case, giammai nessuno cane gli abbaiava drieto.
Finalmente dopo due anni frate lupo sì si morì di vecchiaia, di che li cittadini molto si dolsono, imperò che veggendolo andare così mansueto per la città, si raccordavano meglio della virtù e santità di santo Francesco.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.
*** Era comune nel medio evo la costruzione, lungo le strade principali, di locali destinati a raccogliere i lebbrosi.
I lebbrosari eran veri luoghi di umiliante isolamento per i poveri malati, che venivano abbandonati da tutti. S.Francesco "non solamente serviva volentieri a cancerosi, ma oltre questo avea ordinato che li frati del suo Ordine, andando o stando per lo mondo, servissero ai leprosi per amor di Cristo, el quale volse per noi essere reputato leproso". Il Santo vedeva in quegli infelici l'immagine del Salvatore, e perciò li aveva quanto mai cari, per essi spendeva una buona parte della sua attività, e "omnes leprosos qui essent multum plagati plurimum recommendaverat". E con i lebbrosi fraternamente trattava e non disdegnava toccare e curare le loro piaghe e li chiamava dolcemente col nome di "fratelli cristiani".
Da principio però aveva ribrezzo di essi. Un giorno, cavalcando presso Assisi, ne incontrò uno, e sebbene provasse grande ripugnanza, scese da cavallo e, vinto se stesso, abbracciò e baciò quell'infelice. Fu tale e tanta la gioia che ne provò, che alcuni giorni dopo volle ripetere l'atto, andò al lebbrosario, e, dopo aver distribuito elemosine, baciò le mani e la bocca degli infermi.
Da allora i lebbrosi diventarono i suoi prediletti, e quando incontrava un lebbrosario, picchiava alla porta, chiedeva ospitalità e vi pernottava prestando l'opera sua caritatevole e santa.

 

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